Come si muove un ghepardo selvaggio? Ottima domanda! E’ esattamente il quesito cui i ricercatori del CCF hanno cercato di rispondere con uno studio pubblicato a fine maggio 2024.
Allo stato brado, i fattori ambientali, oltre alle storie individuali di ogni ghepardo, influiscono sui movimenti del felino nel territorio. Ciò significa che quando si reinserisce un animale salvato, riabilitato o translocato in natura, stabilire dove il singolo animale prospererà al meglio può essere assai arduo.

Poichè ogni singolo ghepardo ha una serie di esperienze uniche, ed ogni sito di rilascio presenta diverse condizioni impegnative, i ricercatori hanno cercato di comprendere meglio come un ambiente particolare, combinato con la storia del ghepardo, influisce sui movimenti di quel felino. Gli scienziati del CCF hanno esaminato dati radio GPS dai collari per un periodo di 15 anni su 17 ghepardi che hanno vagato in svariati territori dell’Altopiano Centrale della Namibia – appartenenti a felini selvatici, riabilitati e translocati.

Tali dati hanno evidenziato che i ghepardi selvatici erano coloro che vagavano maggiormente in lungo e in largo, seguiti da quelli locali riabilitati. Invece, i ghepardi che sono stati rilocati e che non conoscevano la zona, sono stati quelli che hanno percorso distanze ridotte. I maschi tendono a vagare più delle femmine. Tuttavia, negli anni in cui le prede erano abbondanti, i ghepardi tendevano a vagare di meno.
Nei primi del 1900, c’erano circa 100.000 ghepardi selvatici in Africa ed in Asia. Ma nel corso dello scorso secolo, i felini sono scomparsi dal 90% dei loro territori passati. Oggi, tuttavia, i conservazionisti stanno sempre più facendo uso di reintroduzioni di animali salvati, riabilitati e traslocati per ripristinare le popolazioni di ghepardi nei loro areali storici.
La scomparsa continua di habitat dei ghepardi e di altri grandi predatori rende questo studio un valido supporto alle iniziative di conservazione e all’impegno nel reintrodurre ghepardi riabilitati e salvati in natura.
Vuoi saperne di più su questo studio? Contatta anche il Cheetah Conservation Fund : www.cheetah.org
